Il ritorno di David Gilmour, tra Tour, Pink Floyd e…Leonard Cohen

Nuovo album, un tour e una piccola grande rivoluzione nella band.

David Gilmour torna a suonare, a cantare e ad incidere un album. E’ di queste ultime ore la notizia dell’uscita di Luck and Strange, il nuovo album sarà pubblicato il 6 settembre prossimo.

In un’intervista concessa al mensile Uncut, rilanciata da rollingstone.it, Gilmour ha parlato della set list del Tour spiegando di essere “riluttante a fare i pezzi anni ’70 dei Pink Floyd“. Il riferimento è ad un momento incredibile per la band, quello della pubblicazione di Capolavori come Wish You Were Here, The Dark Side of the Moon e The Wall. Una maggiore rappresentazione ci sarà dei decenni successivi: “Ci sarà almeno un pezzo dagli anni ’60. In passato abbiamo fatto Astronomy Domine. È divertente e mette la gente dell’umore giusto. E poi ci sono le canzoni da A Momentary Lapse of Reason e The Division Bell. Voglio dire, per me High Hopes vale quanto qualunque cosa abbiamo fatto” in passato. Troppo facile pensare come l’idea sia quella di escludere i pezzi firmati da Roger Waters, lasciando spazio ai suoi, quelli successivi al 1985. Sulla qualità della scelta, ci sarebbe onestamente da discutere.

In quanto alla vita in tour a 78 anni, il chitarrista dice che di solito “mi godo il momento in cui è sul palco, tutto il resto… non so perché lo facciamo”.

Per quanto riguarda i musicisti scelti per la band, “l’ultima volta ho cambiato la band per vari motivi, uno dei quali è che stava diventando tutto troppo meccanico e alcuni sarebbero stati meglio in una tribute band dei Pink Floyd. Perciò ho pensato di prendere musicisti creativi e dare loro più spazio. Questo è il piano. Ci saranno musicisti più giovani a fianco di Guy (Pratt) e delle Webb Sisters, le coriste degli ultimi tour di Leonard Cohen“.

Sul sito di Uncut si legge che l’album contiene otto nuove tracce insieme a una rielaborazione di “Between Two Points” dei Montgolfier Brothers. Tra i musicisti che hanno contribuito al disco ci sono i bassisti Guy Pratt e Tom Herbert, i batteristi Adam BettsSteve Gadd e Steve DiStanislao, i tastieristi Rob Gentry e Roger Eno e l’arrangiatore Will Gardner. La title track vede anche la ‘partecipazione’ di Richard Wright, un’incisione risalente al 2007 e registrata durante una jam in un fienile a casa di Gilmour.

Anche i figli di Gimour, Romany (arpa, voce) e Gabriel (cori), contribuiscono all’album. La maggior parte dei testi dell’album sono stati composti dalla moglie di Gilmour, Polly Samson, sua co-autrice e collaboratrice negli ultimi trent’anni. “È scritto dal punto di vista dell’essere più vecchi”, dice Samson. “La mortalità è la costante”. Gilmour aggiunge: “Abbiamo passato molto tempo durante e dopo il lockdown a parlare e pensare a questo genere di cose”.

L’immagine di copertina dell’album, fotografata e disegnata da Anton Corbijn, è ispirata a un testo scritto da Charlie Gilmour per la canzone finale dell’album “Scattered”.

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