No, John è ancora vivo: Lennon sarà sempre nella sua musica

Quando Mark Chapman, 43 anni fa, decise di mettere fine alla vita di John Lennon, non capì che non avrebbe mai fermato la sua storia, la sua musica. Avvenne tutto in un colpo solo, anzi in 4, quelli sparati alla voce dei Beatles. Era l’8 dicembre del 1980. Ricerca di “attenzione”, “gloria”, questo perché Lennon “era molto famoso”. Chapman si e’ sempre trincerato dietro la stessa identica motivazione in questi 40 anni e lo ha fatto ogni volta che ha chiesto scusa a Yoko Ono e le 11 occasioni in cui ha presentato domanda per ottenere la liberta’ condizionale, l’ultima proprio quest’anno. Inutile dire come sia andata.

Quel pomeriggio Lennon, insieme alla sua Yoko, aveva lasciato la sua residenza, il palazzo The Dakota in Central Park a Manhattan, a New York. Artista amato e riconosciuto in tutto il mondo, per lui era routine essere fermato dai fan anche sotto casa, per una foto o per un autografo. E cosi’ fece proprio Chapman. Con in mano una copia di Double Fantasy, l’ultimo album in studio registrato da Lennon, chiese e ottenne dallo stesso ex Beatles quello che forse sara’ l’ultimo autografo della sua breve vita. Chapman rimase li’, ad aspettarlo, dopo l’autografo, per altre 4 ore. Figura controversa, puo’ essere probabilmente associato a quella che oggi e’ la figura dello stalker.

John era nato il 9 ottobre del 1940 a Liverpool e con Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison, segnò un’epoca della musica internazionale con i Beatles, se ma anche di tutto il mondo, attivi dal 1960 al 1970. A Hard Day’s Night, Help!, Yellow Submarine, Let it Be sono solo alcuni passaggi di una discografia infinita che ha regalato emozioni e influenzato produzioni di altri cantanti o gruppi. Come ammesso, ad esempio, da David Gilmour, chitarrista dei Pink Floyd. John Lennon, però, riuscì ad andare oltre. Conclusa l’esperienza con la band di Liverpool, fu forse l’unico a riuscire a rimanere su certi livelli durante il periodo solista: Jealous Guy, Imagine, Give Peace a Chance, Working Class Hero restano nella mente di tutti gli appassionati del periodo Beatles. È il 1963 quando con l’album Please Please Me si mostreranno per la prima volta al mondo. Fino al 1965 usciranno altri 5 album, una media di due l’anno. La strada verso il mito era ormai imboccata, il successo era clamorosamente li’ a disposizione. Era cosi’ forte ed evidente che John Lennon stesso arrivo’ a dire, non senza grandi polemiche: “I Beatles sono piu’ popolari di Gesu’ Cristo adesso. Non so chi morira’ per primo. Il Rock and Roll o il Cristianesimo”. E chissà quanti altri capolavori avrebbe potuto regalare a milioni di fans l’intellettuale dello storico gruppo londinese.

Ma torniamo a Chapman e a quel maledetto giorno. Fan dei Beatles, si racconta che arrivo’ a sposare una donna americana di origine giapponese, Gloria Hiroko Abe. Perché? Per la sua passione esagerata per Lennon. Gloria, infatti, gli ricordava Yoko Ono. Sono quasi le 22.52, quando Lennon e la Ono fanno ritorno nella loro residenza. Saranno i 23 minuti che cambieranno la storia della musica. Appena lo vide, Chapman chiamo’ Lennon prima di scaricargli addosso 4 dei 5 colpi sparati. Il musicista disse “Mi hanno sparato…”.

Tra i primi ad accorrere, il portiere del palazzo che ospitava Lennon, Jose Perdomo, che disarmo’ un inerme Chapman e gli disse: “Ma ti rendi conto di cosa hai fatto?”. Glaciale la risposta dell’assassino: “Si’, ho appena sparato a John Lennon”.

Ferito gravemente, fu soccorso dai primi poliziotti arrivati sul posto, Steve Spiro e Peter Cullen: lo stato delle ferite non permetteva di aspettare l’arrivo dell’ambulanza. Furono loro, con l’auto di servizio, a trasportarlo al vicino Roosevelt Hospital. John Lennon viene dichiarato morto alle 23.15. Ma la sua musica, la sua arte, resteranno vive in eterno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RSS
Follow by Email
YouTube
YouTube
Instagram