Marta De Lluvia e ‘La festa che non c’era’, se la canzone incontra la poesia

Si adatterebbe splendidamente alla cantautrice (e poetessa) Marta De Lluvia la recensione che il New York Times dedicò alle esibizioni di Carmen Consoli nella Grande Mela: “Carmen Consoli è una magnifica combinazione tra una rocker e un’intellettuale… una voce piena di dolore, compassione e forza”.
Dolore, compassione, forza e una viva intellettualità ci sembrano caratterizzare anche Marta De Lluvia che, non a caso, in alcuni episodi del nuovo album, è accomunata a Carmen Consoli anche da una certa affinità timbrica. La strada dei paragoni però, si sa, nonostante sia lastricata di buone intenzioni, potrebbe risultare stretta e in questo caso è angusta per l’artista recanatese che (se in alcuni brani ha qualcosa della migliore Mannoia, soprattutto nell’eleganza e nella capacità di procedere-vocalmente- per sottrazione, e in “Second Hand” ricorda addirittura la Streisand) ha un’identità ben definita e riconoscibile.

Iniziamo dai testi de “La festa che non c’era”: ascoltateli con attenzione, leggeteli e, se necessario, rileggeteli ancora. Farebbero vacillare il più strenuo sostenitore delle differenze tra testo di canzone e testo poetico. Sono brani da antologia poetica, ricchi di un fervore, di una grazia, di una delicatezza e di una sensibilità estreme. Sono brani che restituiscono, intatte, le emozioni della vita reale, senza filtri. Eccone uno stralcio: Bastava la città a riempire il giorno/farsi stranieri in un’altra vita/camminare dentro una poesia di sete infinita. Bastava la città per il giorno/Facile perdersi/E confondersi/Comparse della memoria/Comparse della memoria. (Bastava la città)

Per non parlare di questi versi: Com’è bello aspettare che torni/ sfumare nei tuoi contorni/rincasare i pensieri, i miei umori randagi. Com’è grande questo silenzio che non dice, non sa cosa penso/coi capelli tra le dita mi hai tenuta attaccata alla vita.Come al vento domestica duna/non dover abbaiare alla luna/Come al vento domestica duna /non dover abbaiare…(Domestica duna) C’è in questo ossimoro- domestica duna- tutta l’ambivalenza di un’appartenenza per lungo tempo negata, poi ritrovata; un’appartenenza che sembra essere il filo conduttore intorno al quale si snoda un lavoro organico, compatto eppure pieno di sfumature. Un lavoro in cui c’è tutta la difficoltà di sentirsi una “malerba” e c’è soprattutto l’intelligenza di legittimare la vulnerabilità.
C’è la “sete” (che ricorre nel lavoro) ed è una sete di bellezza e di accoglienza, una sete di condivisione, di rinascita dell’arte come forma di ristoro spirituale e non come sterile esibizione.

Marta De Lluvia ha scelto consapevolmente di uscire con un lavoro autoprodotto, per “metterci la faccia” come ha coraggiosamente dichiarato in una intervista- lavoro cui hanno preso parte due arrangiatori e numerosi musicisti di ambiente romano. La produzione artistica e gli arrangiamenti sono di Edoardo Petretti, con Federico Ferrandina agli arrangiamenti e alla direzione degli archi. Petretti e Ferrandina hanno fatto indubbiamente un lavoro eccelso ma l’impressione è che sia De Lluvia, con la sua penna miracolosa, con la sua voce preziosissima, a fare dell’album un lavoro che meriterebbe, oltre che riconoscimenti importanti, di essere accolto nel profondo, come un regalo inatteso.

TRACKLIST

Domestica duna

La festa che non c’era

Mare

Verrà settembre

Cercasi miracoli

Un centimetro al mese

In amore

Malerba

Bastava la città

C’è di più

Second hand

Miele

di Red

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